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La recensione di Costruire in laterizio

La presenza millenaria dell'architettura in pietra
La materia come legame imprescindibile fra architettura e natura e, ad un tempo, la materia come essenza dell'architettura. Un viaggio conoscitivo fra le architetture di pietra e le pietre dell'architettura, attraverso il quale ci conduce Alfonso Acocella, tenendo sicura la rotta nel solco dello sguardo del progetto, che indaga la realtà della materia nel farsi dell'opera. Al di là della ricchezza dei contenuti, il libro di Acocella, nella bellezza del testo, trasfonde la maturazione di una riflessione che converge sul tema del progetto, dall'interno del vasto spazio degli interrogativi su cosa è la tecnologia in architettura, su come si fa ricerca in architettura, su come si costruisce una teoria in architettura. Per noi, che conosciamo l'Autore da quando ha preso avvio il suo lavorare sull'architettura dei materiali a partire dall'architettura del laterizio, insieme all'interesse e al piacere della lettura con questo suo ultimo libro ci giunge la sollecitazione a intraprendere la riscoperta dei fondamenti di una disciplina, il cui luogo fondativo non può più essere trovato altrove. Il progetto come fine della tecnica, la materialità come necessaria implicazione del progetto, sono l'oggetto della riflessione disciplinare che Acocella conduce.
Se, come dice Rafael Moneo in La solitudine degli edifici e altri scritti, "con ogni probabilità oggi siamo tanto interessati ai materiali, perchè avvertiamo che la loro importanza sfugge in qualche modo al nostro mondo", la causa crediamo sia da ritrovare da un lato nella progressiva loro sempre maggiore artificialità, e, dall'altro, nella crescente virtualità delle tecniche del progetto. Queste ultime abituano ad un senso di onnipotenza del progettare, previsione della realtà dell'opera prima che questa si compia. La ingegneria dei materiali innovativi sposta fuori dal progetto di architettura il progetto della trasformazione del materiale. Le colonne giganti dei disegni di Ludovico Quaroni per l'ampliamento del Teatro dell'Opera di Roma, che Acocella riporta a conclusione del capitolo sulle colonne, sono forse, più che non un "riavvicinamento al grande stile" come suggerisce Acocella, la disincantata esercitazione grafica che vi coglieva Tafuri, espressione della consapevolezza del disegno di avere perso la capacità di incidere sulla realtà.
All'interno del tema della consistenza materica dell'architettura, la pietra offre il terreno proficuo per la riflessione che Acocella propone dalla introduzione del libro e lungo tutto il testo: non ci sono atti tecnici completamente nuovi, così come non ci sono soluzioni consolidate senza variazioni. È il passato, il più lontano passato che l'arte rinnova nel presente, come dice Octavio Paz nel suo saggio del 1999 Ai confini della modernità.

Così la lettura dell'architettura contemporanea attraverso le pietre è condotta da Acocella accostando le opere di oggi al passato millenario. I muri immersi nella natura carica di storia del Passo della Futa e di Longarone, nella natura severa delle Alpi e in quella amica dei parchi delle ville sono suggestivamente ricondotti ai muri di Micene, di Delfi, di Selinunte, di Velia, di Palestrina. Lo spazio del Pantheon originato dalle superfici marmoree e le superfici policrome dei pavimenti e delle pareti delle domus romane guidano la interpretazione delle diverse declinazioni delle superfici litiche della contemporaneità. Talvolta le presenze millenarie sono un linguaggio difficile nel progetto contemporaneo. È lo stesso autore che si domanda, nel capitolo sulle colonne, se sia lecito proporre il tema delle colonne di pietra fuori da una trattazione meramente retrospettiva. Il sistema convenzionale degli ordini può essere ancora aggiornato e non solo copiato?
Il racconto dell'architettura di pietra è condotto con il linguaggio degli elementi architettonici: segni di un linguaggio compositivo (interno e esterno nella peristasi templare, lo spazio murario, le implicazioni spaziali del trilite e dell'arco) e segni di un linguaggio costruttivo (la stereotomia, il murare, la apparecchiatura e la tessitura muraria). Ma il principale intento non è quello di fondare una tassonomia del linguaggio della pietra. O almeno questo intento è sapientemente nascosto nella unitarietà della architettura di pietra, la cui spazialità emerge potente attraverso le bellissime foto e la impostazione curata di ogni pagina del testo. La luce è l'altro materiale di ogni architettura di pietra, il bilanciamento di luce e oscurità che Acocella sa leggere e restituire. La luce del Mediterraneo, dove si svolge, per scelta dichiarata di campo, il racconto del viaggio attraverso "le isole temporali" dell'architettura litica. La chiave di lettura che lo stesso Autore ci propone, il racconto di viaggio, ben rende questa volontà di coniugare nel libro il discorso riflessivo con il vedere, con il restituire e il comunicare. Per questo motivo ogni pagina del libro è composta (una analogia con la composizione architettonica) con la passione di chi vuole rivedere e vuole fare vedere l'architettura di pietra. Per condurre in porto questo progetto ambizioso Acocella si è valso della abilità di Massimo Pucci nel progetto grafico, del contributo di ricerca di Davide Turrini, di Gabriele Lelli e di Alessandro Vicari.
Il viaggio del libro prosegue nella navigazione verso il futuro gettando nuove ancore al sito internettiano www.architetturainpietra.it per una condivisione ed una discussione libera allargata alla comunità scientifica che si riconosce nel tema.
Maria Chiara Torricelli

(Costruire in laterizio n. 104, 2005)
(Visita il sito Il Laterizio)

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