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Pietre dell'identità 

Rifugio-centro servizi in località Faggio dei Tre Comuni a Bedonia di Parma*
Lucio Serpagli

 

Rifugio
L'arrivo al rifugio

Fra i giovani studi di progettazione italiani, quello di Lucio Serpagli a Parma si distingue nelle opere recenti per alcuni tratti sottesi, presenti in filigrana nelle realizzazioni e nei disegni: la naturalità materiale, la componente paesaggistica, l'attenzione compositiva ai primi segni d'acquisizione del suolo.
In questo caso pure le circostanze vanno nella direzione dell'accostamento equilibrato alla preesistenza naturale: la Comunità Montana delle Valli del Taro e del Ceno sull'Appennino Parmense commissiona sui propri terreni un edificio polifunzionale a servizio anche degli escursionisti attirati dal Monte Penna e dalle sue opportunità floro-faunistiche.
Ne scaturisce un progetto recuperante, specialmente nel suo basamento, parte della memoria sociale e civile dell'area. Infatti, come si tramanda, l'Appennino Parmense e Bedonia in particolare si segnalano da secoli per l'impiego di pietre locali adoperate in campo edilizio. Tre sono le riconosciute principali caratteristiche litologiche presenti: le rocce vulcaniche – si parla pure di un marmo Penna dal colore nero intenso - affioranti in tutto il territorio ed in particolar modo nella zona per l'appunto del Monte Penna (raggiunge un'altezza di circa 1735 m), le rocce arenarie in Val di Taro ed in particolare tra Carniglia e Trasogno (è nota la pietra arenaria di Carniglia) in cui s'è dunque sviluppata l'applicazione litica in copertura oltre ai setti murari, infine le rocce calcaree, utilizzate però esclusivamente per la produzione di calce, la cui lavorazione risulta oggi pressochè abbandonata.
La costruzione del Seminario di Bedonia ha fornito intorno al 1840 l'occasione per l'organizzazione delle lavorazioni dell'arenaria a livello pressochè industriale. I primi scalpellini giungono da Pontremoli, ma già nel 1852 Carniglia e i propri manovali hanno raggiunto un grado di specializzazione capace di garantire loro notorietà ben oltre la dimensione locale. Oggi ancora Bedonia ospita una mostra-simposio sulla pietra arenaria cui prendono parte artisti internazionali.
Alle rocce arenarie e vulcaniche locali ha fatto ricorso Lucio Serpagli per i setti caratteristici del nuovo rifugio, in cui la superficie scabra e naturale convive con le geometrie limpide e rigorose di progetto. Specialmente si sono utilizzati i trovanti ed i ciottoli di fiume rimanenti dalle lavorazioni di frantoio. Alle parole di relazione tecnica lasciamo la descrizione più ampia dei luoghi.

Scorcio
Uno scorcio del basamento

Se come ha evidenziato Adolf Loos, "la pianura richiede elementi architettonici verticali, la montagna orizzontali", uno dei caratteri del costruire in montagna, in un ambiente che per la sua conformazione morfologica presenta molte difficoltà all'insediamento, è la definizione di un piano orizzontale o la conquista di un suolo piano, quale elemento connotativo di radicamento al luogo. L'edificio si costruisce attorno a un sistema geometrico che vuole, non solo tradurre le esigenze ambientali in una architettura rigorosa in grado di ottenere, con pochi segni, il massimo della performance energetica e di compatibilità con l'ambiente circostante, ma anche definire un nuovo rapporto con il luogo che non sia di semplice appartenenza linguistica. L'orientamento dell'edificio è caratterizzato da un allineamento con l'asse Nord/ovest Sud/Est sul quale si vanno ad impostare due muri (Nord Ovest) che, non solo servono come segni generativi di questo rifugio, ma vanno anche a costituire un basamento "forte" in grado di proteggere l'edificio dalle intemperie del clima severo della montagna. Dal lato opposto è stata realizzata una intercapedine che protegge la parte dell'edificio ipogea e dà luce ed aria a quelle parti che si troverebbero completamente interrate. Su queste riflessioni sono impostate le intenzioni progettuali di questa costruzione, localizzata a quota 1400 m. slm, in un complesso montuoso caratterizzato dalla presenza del Monte Penna. Sul serrato confronto tra strutture architettoniche ed ambiente si dà vita ad una riduzione linguistica e ad un'essenzialità formale, finalizzata a uno stretto dialogo tra la sagoma del costruito ed il crinale appenninico; l'intenzione progettuale è stata pertanto quella di delimitazione e definizione di un recinto, di un suolo piano ritagliato all'interno di un bosco di faggeti dove "posare" una sorta di capanna la cui forma semplice riprende l'archetipo della casa a due falde.
L'elemento generatore, che stabilisce l'ordine della composizione e che permette il passaggio dalla scala territoriale a quella dell'edificio, è il grande muro, perpendicolare ai percorsi pedonali, incastrato nella base. Esso diviene una quinta artificiale che dialoga con le quinte naturali costituite dalle alberature esistenti. Il rifugio – centro servizi si basa su pochi elementi semplici e simbolici: due volumi disposti su due livelli diversi, collegati tra di loro da una scala interna; al piano terra parzialmente interrato, è collocato il volume della cinta muraria, realizzato in pietra locale ed articolato in due ambiti funzionali: quello servizio-informativo e quello ristoro mentre al piano primo, sempre realizzato con il legno locale, è collocata la "capanna" destinata ad ospitare uno spazio collettivo. Il settore servizio-informativo, è articolato in un ufficio turistico di mq 16, una sala audiovisiva di mq 20, dove i turisti possono visionare filmati sulla flora e la fauna del Monte Penna prima di affrontare una escursione ed infine un piccolo deposito di mq 10 per le mountain bike. A fianco di questo settore è collocata la zona ristoro. Al piano primo è posizionato un volume a forma di "capanna", un elemento collettivo, a servizio del rifugio e delle attività ad esso correlate. Vi si accede dall'interno del complesso attraverso una scala, posizionata nella zona ristoro, mentre dall'esterno tramite un sentiero in pioli di legno.

photogallery
di Alberto Ferraresi

(Visita il sito della Comunità Montana Valli del Taro e del Ceno)
(Visita il sito del Comune di Bedonia – escursioni)
(Visita il sito del Simposio Internazionale di Scultura)

* Committente
Comunità Montana Valli del Taro e del Ceno, Parma
Faggio dei Tre Comuni, Bedonia
270 mq superficie complessiva
700 mc volume complessivo
2002-2003 progetto
2003-2006 esecuzione
Impresa Molinari Aldo s.a.s., Parma

 

19 Marzo 2007

commenti (13)

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Rifugio-centro servizi in località Faggio dei Tre Comuni a Bedonia di Parma*
Lucio Serpagli

 

Rifugio
L'arrivo al rifugio

Fra i giovani studi di progettazione italiani, quello di Lucio Serpagli a Parma si distingue nelle opere recenti per alcuni tratti sottesi, presenti in filigrana nelle realizzazioni e nei disegni: la naturalità materiale, la componente paesaggistica, l'attenzione compositiva ai primi segni d'acquisizione del suolo.
In questo caso pure le circostanze vanno nella direzione dell'accostamento equilibrato alla preesistenza naturale: la Comunità Montana delle Valli del Taro e del Ceno sull'Appennino Parmense commissiona sui propri terreni un edificio polifunzionale a servizio anche degli escursionisti attirati dal Monte Penna e dalle sue opportunità floro-faunistiche.
Ne scaturisce un progetto recuperante, specialmente nel suo basamento, parte della memoria sociale e civile dell'area. Infatti, come si tramanda, l'Appennino Parmense e Bedonia in particolare si segnalano da secoli per l'impiego di pietre locali adoperate in campo edilizio. Tre sono le riconosciute principali caratteristiche litologiche presenti: le rocce vulcaniche – si parla pure di un marmo Penna dal colore nero intenso - affioranti in tutto il territorio ed in particolar modo nella zona per l'appunto del Monte Penna (raggiunge un'altezza di circa 1735 m), le rocce arenarie in Val di Taro ed in particolare tra Carniglia e Trasogno (è nota la pietra arenaria di Carniglia) in cui s'è dunque sviluppata l'applicazione litica in copertura oltre ai setti murari, infine le rocce calcaree, utilizzate però esclusivamente per la produzione di calce, la cui lavorazione risulta oggi pressochè abbandonata.
La costruzione del Seminario di Bedonia ha fornito intorno al 1840 l'occasione per l'organizzazione delle lavorazioni dell'arenaria a livello pressochè industriale. I primi scalpellini giungono da Pontremoli, ma già nel 1852 Carniglia e i propri manovali hanno raggiunto un grado di specializzazione capace di garantire loro notorietà ben oltre la dimensione locale. Oggi ancora Bedonia ospita una mostra-simposio sulla pietra arenaria cui prendono parte artisti internazionali.
Alle rocce arenarie e vulcaniche locali ha fatto ricorso Lucio Serpagli per i setti caratteristici del nuovo rifugio, in cui la superficie scabra e naturale convive con le geometrie limpide e rigorose di progetto. Specialmente si sono utilizzati i trovanti ed i ciottoli di fiume rimanenti dalle lavorazioni di frantoio. Alle parole di relazione tecnica lasciamo la descrizione più ampia dei luoghi.

Scorcio
Uno scorcio del basamento

Se come ha evidenziato Adolf Loos, "la pianura richiede elementi architettonici verticali, la montagna orizzontali", uno dei caratteri del costruire in montagna, in un ambiente che per la sua conformazione morfologica presenta molte difficoltà all'insediamento, è la definizione di un piano orizzontale o la conquista di un suolo piano, quale elemento connotativo di radicamento al luogo. L'edificio si costruisce attorno a un sistema geometrico che vuole, non solo tradurre le esigenze ambientali in una architettura rigorosa in grado di ottenere, con pochi segni, il massimo della performance energetica e di compatibilità con l'ambiente circostante, ma anche definire un nuovo rapporto con il luogo che non sia di semplice appartenenza linguistica. L'orientamento dell'edificio è caratterizzato da un allineamento con l'asse Nord/ovest Sud/Est sul quale si vanno ad impostare due muri (Nord Ovest) che, non solo servono come segni generativi di questo rifugio, ma vanno anche a costituire un basamento "forte" in grado di proteggere l'edificio dalle intemperie del clima severo della montagna. Dal lato opposto è stata realizzata una intercapedine che protegge la parte dell'edificio ipogea e dà luce ed aria a quelle parti che si troverebbero completamente interrate. Su queste riflessioni sono impostate le intenzioni progettuali di questa costruzione, localizzata a quota 1400 m. slm, in un complesso montuoso caratterizzato dalla presenza del Monte Penna. Sul serrato confronto tra strutture architettoniche ed ambiente si dà vita ad una riduzione linguistica e ad un'essenzialità formale, finalizzata a uno stretto dialogo tra la sagoma del costruito ed il crinale appenninico; l'intenzione progettuale è stata pertanto quella di delimitazione e definizione di un recinto, di un suolo piano ritagliato all'interno di un bosco di faggeti dove "posare" una sorta di capanna la cui forma semplice riprende l'archetipo della casa a due falde.
L'elemento generatore, che stabilisce l'ordine della composizione e che permette il passaggio dalla scala territoriale a quella dell'edificio, è il grande muro, perpendicolare ai percorsi pedonali, incastrato nella base. Esso diviene una quinta artificiale che dialoga con le quinte naturali costituite dalle alberature esistenti. Il rifugio – centro servizi si basa su pochi elementi semplici e simbolici: due volumi disposti su due livelli diversi, collegati tra di loro da una scala interna; al piano terra parzialmente interrato, è collocato il volume della cinta muraria, realizzato in pietra locale ed articolato in due ambiti funzionali: quello servizio-informativo e quello ristoro mentre al piano primo, sempre realizzato con il legno locale, è collocata la "capanna" destinata ad ospitare uno spazio collettivo. Il settore servizio-informativo, è articolato in un ufficio turistico di mq 16, una sala audiovisiva di mq 20, dove i turisti possono visionare filmati sulla flora e la fauna del Monte Penna prima di affrontare una escursione ed infine un piccolo deposito di mq 10 per le mountain bike. A fianco di questo settore è collocata la zona ristoro. Al piano primo è posizionato un volume a forma di "capanna", un elemento collettivo, a servizio del rifugio e delle attività ad esso correlate. Vi si accede dall'interno del complesso attraverso una scala, posizionata nella zona ristoro, mentre dall'esterno tramite un sentiero in pioli di legno.

photogallery
di Alberto Ferraresi

(Visita il sito della Comunità Montana Valli del Taro e del Ceno)
(Visita il sito del Comune di Bedonia – escursioni)
(Visita il sito del Simposio Internazionale di Scultura)

* Committente
Comunità Montana Valli del Taro e del Ceno, Parma
Faggio dei Tre Comuni, Bedonia
270 mq superficie complessiva
700 mc volume complessivo
2002-2003 progetto
2003-2006 esecuzione
Impresa Molinari Aldo s.a.s., Parma

 

19 Marzo 2007

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